Videogiochi e apprendimento tesi. Interviste: Corrado Cozza (Dadobax)

Grazie a questo progetto, sono riuscito a entrare in contatto con una vasta gamma di persone, tra cui professori, sviluppatori, esperti e anche content creator. In particolare, ho trovato un individuo che si è dimostrato aperto al dibattito, e coinvolge attivamente la sua community. Spesso invita i suoi spettatori a esprimere le proprie opinioni su vari argomenti, generando autentiche discussioni. Questo tipo di interazione denota una maturità all’interno della community, evidenziando come non si tratti solo di presentare dati oggettivi o analisi superficiali, ma di stimolare veri e propri spunti di riflessione.


Corrado Cozza in arte Dadobax, laureato in ingegneria informatica, nutre una passione viscerale per i videogiochi. Da content creator su YouTube sin dal 2012, si propone tre obiettivi fondamentali: innanzitutto, avvicinare coloro che non sono esperti nel mondo dei videogiochi, cercando di rendere questo universo più accessibile. In secondo luogo, approfondire vari argomenti e smontare eventuali disinformazioni nel settore videoludico. Infine, il suo intento è trasmettere la sua passione per i videogiochi attraverso i suoi contenuti. “Feel the Video Games” è il suo motto, un invito a vivere intensamente l’esperienza videoludica.


 

Intervista  a Corrado Cozza

 

Dr. Andrea Alfonsi:
Parli  brevemente  di lei e del suo lavoro.


Dr. Corrado Cozza:
Mi chiamo Corrado Cozza e sono laureato in Ingegneria Informatica, ho completato il mio dottorato nel 2015. Attualmente, il mio lavoro principale è essere uno YouTuber.

 

La mia avventura su YouTube è iniziata nel 2012, quando sono uscito fuori corso all’università. Inizialmente, caricare video era un modo per riempire le giornate. Essendo un ingegnere informatico di formazione, inizialmente avevo l’ambizione di sviluppare videogiochi. Tuttavia, a un certo punto, ho realizzato che parlando su YouTube e analizzando i videogiochi, anche in modo amatoriale, ho iniziato a guadagnare un seguito. Il mio pubblico era interessato alle mie analisi videoludiche.

 

Dopo aver conseguito la laurea, ho deciso di focalizzarmi completamente sull’analisi dei videogiochi anziché sulla loro produzione. Quel che era inizialmente un canale YouTube nato per passione è diventato il mio lavoro a tempo pieno. Mi sono specializzato nel campo delle analisi videoludiche, trasformando la mia passione in una professione.

 

Pur non definendomi un critico, poiché la mia formazione è diversa da quella dei critici videoludici, i quali spesso provengono da studi giornalistici, mi considero comunque un professionista. Non ho la qualifica di critico, ma con oltre 11 anni di esperienza in questo settore e un approccio misto tra ingegneria e analisi videoludica, posso affermare di aver acquisito una certa competenza. Le mie analisi non solo hanno un ampio pubblico e numeri interessanti per le aziende, ma sono anche riconosciute come di un certo livello nel panorama italiano. In definitiva, questo è ciò a cui mi dedico

 

 

Dr. Andrea Alfonsi 
Quali esperienze formative ha acquisito all’interno del mondo dei videogiochi? In che modo ritiene che queste esperienze abbiano contribuito al suo apprendimento e alla sua crescita personale? [competenze] 

 


Dr. Corrado Cozza:
Questa domanda  la prenderò come un’introduzione a concetti che approfondirò successivamente. Trovo che abbia un filo logico molto interessante per l’intervista. Per ora, rimango un po’ sul vago, ma nelle prossime domande scenderò nei dettagli. Riguardo alle esperienze formative nel mondo del videogioco, posso dire che, a livello personale, non sono state direttamente utili in senso pratico. Tuttavia, le considero più come forma mentis che ho potuto applicare in altri contesti.

 

Ad esempio, quando gioco a un gestionale come SimCity, anche se le decisioni nel gioco non avranno un impatto reale sulla mia vita, questa esperienza mi ha fornito una mentalità di gestione e una visione d’insieme. Questa prospettiva, anche se specifica per il contesto di costruzione di una città nel gioco, è trasferibile ad altre situazioni che ho incontrato nella mia vita. È un esempio di come il videogioco possa influenzare la mia forma mentis in termini di strategia e visione, aspetti che potrebbero rivelarsi utili in altre circostanze. 



Dr. Andrea Alfonsi:
Può definire il concetto di apprendimento attraverso i media videoludici e fornire esempi concreti di come questo tipo di apprendimento si possa manifestare nella pratica?

 


Dr. Corrado Cozza:
Ho un esempio che considero particolarmente rilevante nella mia vita, e riguarda Dark Souls. Spesso, quando si discute di apprendimento attraverso i media videoludici, si fa riferimento a esempi come Assassin’s Creed, dove si esplora la Firenze del 1400. Tuttavia, secondo me, limitare il concetto di apprendimento a questi contesti è riduttivo.

 

L’apprendimento attraverso i videogiochi riguarda anche concetti applicabili nella vita quotidiana. Un esempio lampante è Dark Souls, un videogioco che utilizza il fallimento come mezzo per raggiungere il successo. Quando ho giocato a Dark Souls durante i miei anni universitari, ho attraversato un periodo difficile: dopo una carriera accademica generalmente positiva, sono stato bocciato all’ultimo esame, ho affrontato una crisi personale e ho terminato una relazione.

 

Dark Souls, con la sua struttura di gioco che integra il concetto di “game over” nelle meccaniche stesse, mi ha insegnato che il fallimento non segna la fine del percorso, ma è un passo necessario verso il successo. Questa lezione si è rivelata applicabile nella mia vita. Paradossalmente, Dark Souls non ha influenzato solo il mio approccio al gioco, ma ha anche avuto un impatto significativo sulla mia crescita personale. Mi ha fatto capire che i “game over” nel gioco migliorano le tue abilità come giocatore, così come i fallimenti nella vita reale migliorano te come persona.

 

Con questo nuovo punto di vista, sono riuscito a superare l’esame che mi era stato negato, ho completato la mia laurea, e anche se non ho intrapreso la carriera di ingegnere come inizialmente previsto, ho seguito la mia passione diventando uno YouTuber. In definitiva, Dark Souls è un esempio tangibile di come l’apprendimento nei videogiochi possa essere trasferito e applicato ad altre sfaccettature della vita.

 

Dr. Andrea Alfonsi:
I videogiochi sandbox in quale maniera influenzano la creatività e la capacità di pensiero innovativo? In che modo l’interattività di questi giochi contribuisce allo sviluppo della creatività dei giocatori? 

 


Dr. Corrado Cozza:
Secondo me, questa è una delle considerazioni più personali e rilevanti per me. Quando si parla del rapporto tra videogiochi e apprendimento, ritengo che l’aspetto più interessante sia come i videogiochi possano essere utilizzati per insegnare ai bambini. Mi concentro soprattutto su quella fascia d’età che va oltre l’infanzia. Personalmente, Dark Souls ha avuto un impatto significativo sulla mia vita quando avevo 20 anni, un’età in cui ero già abbastanza formato.

 

L’aspetto più intrigante, a mio avviso, è l’utilizzo dei videogiochi sandbox come Minecraft, Terraria e Zelda per l’apprendimento dei bambini. I sandbox, in generale, consentono ai bambini di esprimere la loro creatività, offrendo una visione del videogioco spesso non rappresentata dai media, che tendono a presentare i videogiochi in una luce negativa per i bambini, facendo spesso riferimento a giochi come GTA, che è giustamente pensato per un pubblico adulto.

 

Particolarmente, Minecraft e anche Zelda, che incorpora molte caratteristiche sandbox, sono ideali per i bambini per imparare manipolando. C’è un proverbio cinese che dice: “Ascolto e dimentico, guardo e ricordo, faccio e imparo”. I bambini imparano attraverso la manipolazione, e in un’era digitalizzata, i videogiochi offrono un mezzo per la manipolazione, consentendo ai bambini di gestire il videogioco come se stessero maneggiando oggetti nella realtà, simile a come i nostri genitori comprendevano il valore educativo dei Lego.

 

Spesso, le generazioni più anziane dovrebbero capire che giochi come Minecraft hanno un potere educativo simile, se non superiore, perché permettono ai bambini di esprimere la loro creatività in un ambiente estremamente flessibile. I bambini non sono legati a una storia già scritta, come nei giochi che consideriamo capolavori per adulti. Invece, possono scrivere la loro storia, creando una sorta di narrativa emergente, un concetto intrigante che si manifesta in giochi sandbox. La fantasia del bambino, giocando a fare il cowboy, il pirata o qualsiasi altro personaggio, si traduce nella narrativa emergente che per i  videogiochi sandbox è perfetta, e questa è una cosa che trovo affascinante.



Dr. Andrea Alfonsi:
Quali elementi e caratteristiche dei videogiochi li avvicinano al concetto di arte?

 


Dr. Corrado Cozza:
Non tutti i videogiochi aspirano ad essere opere d’arte, proprio come non tutti i libri rientrano automaticamente nella categoria artistica. Ovviamente, la definizione di arte può essere soggettiva e dibattuta. Tuttavia, così come esistono libri scritti da figure pubbliche, ad esempio, il libro di Andrea Pirlo, che non è considerato letteratura nel senso tradizionale, esistono anche giochi come Red Dead Redemption 2. Questi videogiochi, anche se eccezionali e sviluppati da artisti, non mirano a essere considerati opere d’arte, ma piuttosto ad offrire un’esperienza videoludica di alta qualità.

 

D’altra parte, alcuni videogiochi sono creati da veri autori con l’intenzione di essere opere d’arte nel senso più stretto del termine. Un esempio notevole è Dark Souls. Tuttavia, per evitare di essere troppo ripetitivo, opterò ancora una volta per l’esempio di Dark Souls. Mentre giochi come The Last of Us o Red Dead Redemption potrebbero essere trasposti con successo nel mondo cinematografico, esistono giochi come Dark Souls che sfidano tale trasposizione. Non puoi semplicemente scrivere un romanzo basato su Dark Souls, ma puoi scrivere un libro che analizza il gioco o racconta la storia del suo mondo.

 

Questi videogiochi, come Dark Souls, offrono esperienze uniche e inimitabili attraverso il loro gameplay. A differenza di adattamenti cinematografici, non puoi replicare la forma d’arte che emergerebbe dall’interazione diretta del giocatore. In particolare, Dark Souls consente al giocatore di esprimere sensazioni attraverso il gameplay, e ogni partita è unica. Questo aspetto li avvicina al concetto di arte.

 

Paragonando i videogiochi al linguaggio musicale, possiamo notare una similitudine. Come nella musica, in cui esiste uno spartito scritto da un autore, l’interprete – chi suona lo strumento – e il fruitore – chi ascolta la musica – il videogioco segue una struttura simile. I videogiochi artistici, come Dark Souls, vedono il codice di gioco come uno spartito, l’interprete come il giocatore che dà vita al gioco, e il fruitore come chi osserva o partecipa attraverso video e streaming. Questa interazione unica crea un’opera d’arte dinamica e partecipativa.

 

Dunque, ciò che avvicina il concetto di arte nei videogiochi è l’interpretazione dell’opera da parte del giocatore. Guardando un artista suonare un pezzo musicale, siamo emozionati; nello stesso modo, osservando le interpretazioni individuali di Dark Souls su YouTube, ci emozioniamo. Questa capacità di produrre emozioni attraverso l’interpretazione personale rende il videogioco un’opera d’arte, proprio come il suono di un musicista può affascinare e commuovere.


Dr. Andrea Alfonsi:
Come può l’immersione in un ambiente videoludico facilitare l’apprendimento di una nuova lingua?

 


Dr. Corrado Cozza:
Sì, certo, questa risposta è piuttosto diretta poiché, in sostanza, è una conseguenza naturale. Quando si gioca a un videogioco che ti piace, c’è il desiderio intrinseco di comprenderlo meglio, e quindi si impara la lingua associata. Posso condividere un breve aneddoto per illustrare questo concetto. Quando ero bambino e avevo appena imparato a leggere, mi ritrovavo già a giocare ai videogiochi, anche prima di padroneggiare completamente la lettura. Poiché all’epoca c’era DOS, forse mio padre mi aiutava a far partire i giochi o mi aveva insegnato la sintassi necessaria per farli partire.

 

Successivamente, quando ho imparato a leggere completamente, ho anche appreso la sintassi del computer per avviare i giochi. Nei videogiochi stessi, leggevo ciò che accadeva. Quando incontravo testi più lunghi, chiedevo a mia madre di tradurli per me. Per i giochi con testi più brevi, invece, ricordo di aver imparato concetti in inglese; ad esempio, in un gestionale, il termine “woodcutter” significava taglialegna e “sawmill” era la segheria. Anche parole come “barracks” che indicava le caserme le ho apprese per intuito; inizialmente, forse non conoscevo la traduzione esatta, ma capivo il contesto ogni volta che vedevo la parola.

Man mano che crescevo, ho compreso le traduzioni precise di queste parole. La mia conoscenza dell’inglese si è sviluppata naturalmente anche  giocando

 

Dr. Andrea Alfonsi:
In che modo l’esperienza di videogiocare insieme a qualcuno a titoli cooperativi può tradursi in abilità utili in ambito lavorativo e scolastico?

 

Dr. Corrado Cozza:
Lavorare in team quando si partecipa a videogiochi online è essenziale, poiché la collaborazione è fondamentale, proprio come in un gioco di squadra nella vita reale. Ad esempio, in League of Legends, ogni persona assume un ruolo specifico, e la squadra meglio organizzata, a parità di abilità individuali, ha maggiori probabilità di vincere. Questo principio si applica anche agli sparatutto online, sebbene io preferisca i giochi single player. Tuttavia, anche in quest’ultimo caso, è importante giocare in modo collaborativo. Nel contesto degli sparatutto online, un giocatore che cerca di ottenere un punteggio personale elevato senza contribuire al successo della squadra potrebbe compromettere la vittoria complessiva.

 

Quindi, la capacità di giocare insieme non solo migliora le competenze individuali, ma sottolinea anche l’importanza di lavorare in gruppo per raggiungere obiettivi comuni. Questo concetto, a mio parere, non è limitato al contesto videoludico; è una dinamica generale che si applica anche a giochi di gruppo come la pallavolo o altri contesti ludici. Pertanto, ritengo che questa risposta, in un certo senso, sia ovvia, poiché riflette una dinamica comune nei giochi di gruppo, indipendentemente dal fatto che siano online o nella vita reale.


Dr. Andrea Alfonsi
In che modo i giochi online possono agevolare la connessione tra le persone, fornendo un’alternativa alla socialità tradizionale, soprattutto per coloro che affrontano problematiche o restrizioni nell’instaurare relazioni sociali tradizionali?

 


Dr. Corrado Cozza:
Sì, assolutamente. Parlando di videogiochi online, ci sono aspetti che possono essere sia positivi che potenzialmente rischiosi. È importante considerare il contesto specifico, come ad esempio gli MMORPG o i videogiochi online persistenti, distinguendoli dalle partite online occasionali, come quelle di FIFA.

 

Il videogioco può rappresentare una risorsa preziosa per coloro che, in mancanza di alternative, trovano un modo di connettersi con il mondo esterno. Un esempio personale che posso condividere riguarda il periodo di lockdown durante la pandemia, in cui il videogioco è stato un mezzo fondamentale per mantenere un contatto virtuale con il mondo esterno e prevenire un senso di isolamento e depressione.

 

Tuttavia, è cruciale fare distinzione quando una persona ha alternative e sceglie di isolarsi giocando online per periodi prolungati. In questo caso, c’è il rischio di perdere opportunità sociali e di creare una situazione alienante. Il discorso si complica ulteriormente quando si parla di fasce di età più giovani, come i quattordicenni o i quindicenni, che possono rischiare di isolarsi dalla vita reale a favore del mondo virtuale del gioco online.

 

È fondamentale comprendere che il gioco online può offrire preziose opportunità di interazione e divertimento, ma è altrettanto importante saper bilanciare il tempo trascorso online con altre attività nella vita quotidiana. Ciò evita il rischio di isolamento e assicura che il videogioco rimanga un piacere, senza trasformarsi in un impegno che compromette le dinamiche sociali e le opportunità di crescita personale.

 

Un esempio concreto di questo equilibrio è il mio interesse verso Starfield, un gioco atteso da tempo. Sebbene io scelga di dedicare del tempo al gioco, lo faccio volontariamente e in modo consapevole, mantenendo un equilibrio con altre attività


Dr. Andrea Alfonsi 
In qualità di esperto e professionista nel campo della divulgazione mediatica dei videogiochi, come ritiene che un gameplay di un videogioco possa avere un potenziale formativo, e come potrebbe essere integrato all’interno di istituzioni educative?

 


Dr. Corrado Cozza:
Capisco bene il punto che vuoi affrontare. Quando si parla di istituzioni educative, penso principalmente alle scuole elementari, medie e superiori, escludendo gli ambiti universitari. Nel contesto delle scuole elementari, le materie tradizionali come l’italiano possono risultare difficili da insegnare attraverso i videogiochi, ma ci sono discipline come la geografia, la geografia astronomica e la storia che potrebbero trarre vantaggio da questa modalità.

 

Il videogioco offre un ampio spettro di possibilità, e se si decidesse di integrarlo nelle materie, potrebbero essere considerate le ricostruzioni storiche o gli aspetti geografici presenti nei videogiochi. Ad esempio, in ambito astronomico, la legge di gravitazione universale potrebbe essere illustrata giocando a un gioco spaziale come Outer Wilds, evidenziando il movimento di un corpo in assenza di attrito nello spazio.

 

Gli insegnanti possono sfruttare la creatività per selezionare giochi che mostrino concetti basilari di fisica e astrofisica, come il moto dei pianeti. Alcune ricostruzioni storiche, come quelle di battaglie nell’antica Roma attraverso giochi come Rome Total War, possono essere utilizzate per trasmettere informazioni in modo coinvolgente.

 

La chiave sta nell’abilità del docente nel selezionare le informazioni più rilevanti. Ad esempio, Sim City può essere utilizzato per far comprendere ai ragazzi i concetti di costruzione della città e gestione finanziaria. La gestione delle tasse in Sim City può essere correlata alla realtà, spiegando come le decisioni finanziarie influiscano su vari aspetti della città e il morale della popolazione.

 

Il videogioco può essere uno strumento efficace per far riflettere sugli aspetti della vita reale. Ad esempio, in Civilization, che simula la gestione di una nazione, le scelte possono influenzare diversi ceti della popolazione. Questo collegamento tra scelte e conseguenze può essere più evidente e coinvolgente nei videogiochi rispetto alla realtà.

 

Il docente deve essere abile nel saper identificare le caratteristiche educative dei videogiochi e presentarle in modo efficace. Nessun videogioco è formativo di per sé, ma possono essere utilizzati in modo educativo, evidenziando le lezioni che possono offrire.

 

Dr. Andrea Alfonsi:
Con la sua vasta esperienza nel campo della storia dei videogiochi e considerando il fatto che questo medium è ancora relativamente giovane, come valuta l’attuale evoluzione dei
videogiochi e il ruolo della preservazione nell’ambito storico-videoludico?
in oltre vorrei chiederle di esprimere la sua opinione sull’uso delle ROM (emulazione) e soprattutto riguardo al loro ruolo nella preservazione di questo patrimonio videoludico, specialmente per i retrogame.



Dr. Corrado Cozza:
Sì, certamente… Stavo menzionando un aspetto specifico, ovvero la pirateria, che in alcuni casi ha contribuito a preservare le ROM, ad esempio. Poi, riguardo alla domanda successiva, chiedo scusa per l’interruzione. Sicuramente, il medium videoludico è giovane; certo, cosa sono 50 anni nella storia dei videogiochi rispetto a secoli di letteratura e teatro? Anche se il cinema è più maturo rispetto al videogioco, entrambi sono nati nel Novecento.

 

Parlando di preservazione, ci sono casi in cui alcune aziende, nel momento in cui falliscono, chiudono alcuni giochi, che giustamente non sono più di nessuno e diventano abandonware. Quando un videogioco diventa abandonware, qualche appassionato potrebbe prendere il codice e metterlo su internet per preservarlo. È importante precisare che l’abandonware non equivale alla pirateria; quando un videogioco non è più in vendita, diventa abandonware e può essere giocato. Mi sembra che 50 anni non sia una cattiva stima, ma potrei sbagliarmi.

 

Ci sono chiaramente videogiochi abbastanza recenti che, giustamente, non si trovano da nessuna parte. È un peccato, ad esempio, per giochi come Driver San Francisco della Ubisoft del 2009, che non è più in vendita e quindi non può essere acquistato. Quanto alla preservazione, sarebbe giusto conservare tutto. Tornando alla questione delle ROM, secondo me c’è una differenza tra caricare la ROM su internet per preservare il videogioco e poi utilizzarla. Anche se può sembrare assurdo, essere a favore della preservazione del codice non implica necessariamente il suo utilizzo; sono due cose separate.

 

Nel mio caso specifico, mi fa piacere sapere che ci sono persone nel mondo che conservano e danno la possibilità di ritrovare i codici, anche se in realtà si tratta degli eseguibili di alcuni videogiochi del passato. D’altro canto, non utilizzo la pirateria da anni. Da bambino negli anni ’90, come molti, la utilizzavo, ma quando sono diventato adulto e ho cominciato a comprare videogiochi da solo, ho smesso. L’innocenza di un bambino è diversa dalla consapevolezza di un adulto, e da anni non faccio più uso della pirateria.

 

Il discorso sulle ROM è un po’ diverso dal punto di vista della ricerca o dell’utilizzo legittimo. Ad esempio, è legale utilizzare una ROM e un emulatore ammettendo di possedere il gioco originale e la console di riferimento. Come content creator, posso decidere di giocare un gioco come The Legend of Zelda su Nintendo Switch o Wii U con un emulatore su PC per registrare il gameplay a 4K, anche se non l’ho fatto. Questo è un discorso diverso rispetto a chi scarica la versione pirata senza possedere la console e sta effettivamente utilizzando la pirateria.

 

In sostanza, sono argomenti diversi. La preservazione delle ROM, la possibilità di conservare gli eseguibili di determinati videogiochi del passato, mi rassicura, ma ciò non implica necessariamente che debbano essere utilizzati. Quando un videogioco è in vendita, come nel caso di Super Mario Bros. 3 su Nintendo, può essere acquistato sull’emulatore direttamente dallo store di Nintendo che lo offre in emulazione. In quei casi, se una persona vuole giocarlo, deve farlo da lì. Altri videogiochi che sono abandonware non sono più disponibili per l’acquisto. Ad esempio, l’altro giorno ho giocato a King of Beach, un videogioco del 1989, che è abandonware. Avevo voglia di giocarlo e, non potendolo acquistare, l’ho trovato e giocato direttamente nel browser. Fortunatamente, era possibile recuperarlo così.

 

Dr. Andrea Alfonsi:
Considerando la sua esperienza come content creator, vorrei chiederle come il suo rapporto con la community che ha costruito si è evoluto. Secondo lei, l’interazione con numerose persone ha arricchito la sua esperienza? Crede che la sua community abbia sviluppato legami significativi tra i suoi membri?


Dr. Corrado Cozza:
Sicuramente il mio rapporto con la community si è evoluto insieme a me. Sono cresciuto sia come persona che come content creator, inteso anche in termini numerici e professionali. La mia community è cresciuta parallelamente a me; alcuni ragazzi sono diventati adulti, mentre nuovi utenti si sono uniti nel 2023, evolvendosi insieme all’era di internet. Una persona che si avvicina oggi ha una maturità diversa rispetto a chi lo faceva nel 2012, testimoniando una profonda evoluzione.

 

Certamente, il confronto con il pubblico è stato per me una motivazione di crescita. Sapere come interagire con il pubblico è una competenza che copre diversi aspetti. Nel mio caso specifico, anche se può sembrare strano a vedermi, sono sempre stato abbastanza popolare. Fin dalla scuola superiore, avevo una natura esibizionista, e quindi ero conosciuto in diversi gruppi. Facevo parte del gruppo teatro, dove ero uno degli attori più giovani. Conoscevo ballerine, scenografi e facevo da ponte per far conoscere persone. Questo mi ha insegnato che più una persona si interfaccia con gli altri, impara a gestire relazioni interpersonali e cresce.

 

Questo vale anche per la community online. Se sai gestire una certa popolarità, può essere un modo per crescere. Ovviamente, non tutti devono seguire questa strada; si può crescere anche da persone più timide. Tuttavia, per coloro che creano contenuti su internet, è importante gestire la community, che fa parte del nostro lavoro e offre una grande opportunità di crescita. Questo non significa che debba essere fatto necessariamente; ci sono persone timide che crescono in modi diversi. Ma per chi ha una dose di esibizionismo, come coloro che creano contenuti online, la gestione della community è un aspetto significativo.

 

Interagire con la community è importante perché le reazioni, sia positive che negative, sono una fonte di crescita. Ricevere feedback negativo è inevitabile quando sei in vista, come avveniva anche a scuola. Sul web, le persone possono reagire in modo negativo ai video, fare risposte o critiche, ma anche questo è un motivo di crescita. In generale, ho arricchito la mia esperienza e capito che interagire con gli altri, che sia attraverso internet o nella vita reale, è una motivazione di crescita. Impari a gestire situazioni in cui non piaci a tutti, a come affrontare diplomaticamente ciò che dici e fai.


Dr. Andrea Alfonsi:
Qualche titolo videoludico che consiglierebbe per arricchire il proprio bagaglio culturale e competenziale?

 


Dr. Corrado Cozza:
Guarda, su due piedi mi viene in mente Civilization. Credo che sia uno dei giochi che ha aperto di più i miei occhi, offrendo una prospettiva ampia sul funzionamento del mondo. Nel gioco, sei al comando di una nazione, guidando il tuo popolo dall’età della pietra fino al futuro. Questa esperienza virtuale simile a un gioco da tavolo ti permette di comprendere molti aspetti della storia umana mentre giochi.

 

Naturalmente, ci sono molti titoli che possono essere più specifici, ma a pelle, considero Civilization uno dei giochi più educativi disponibili. Per un bambino, invece, consiglierei forse Minecraft.

 

Andrea e Paolo Alfonsi
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